Non so da dove cominciare… forse dalla data? Roma, 26 Settembre 2009.
Ragazzi e ragazze, segnatevi questa data. Io l’ho fatto. Perché per me è stata una giornata che mi ha chiarito tante cose. Che mi ha lasciata con sogni, speranze, desideri e la paura di crederci. Di star sognando.
La giornata di sabato non me la sono goduta come avrei voluto, troppe cose da fare, troppo a cui pensare. Essere responsabile della riuscita di un evento a cui tieni così tanto è impegnativo. E pensare che i miei compiti erano limitati. Controllare che lo striscione rimanesse sempre visibile, urlare qualche slogan (che i nostri due europarlamentari super gasati mi suggerivano), stare attenta che dietro al palco non arrivassero giornalisti tra le scatole (flop totale… forse la mia altezza non incuteva timore? Fatto sta che se ne sono infischiati dei miei inviti a lasciare lo spazio dello staff…), litigare con onorevoli dell’IdV che se ne sono fregati della richiesta di Salvatore Borsellino e del loro presidente Di Pietro di non portare simboli e sono arrivati con cravatte, spillette, ecc. e che hanno imposto la loro presenza dietro lo striscione. E organizzare la cena di sabato. Non riesco proprio a capire come abbiano fatto Gabriele e Serenetta, i veri organizzatori del 26, a sopravvivere.
Ma andiamo con ordine… Sonia Alfano mi ha insegnato il coraggio di fare nomi e cognomi. Eccoli:
Stefano Pedica, senatore di IdV. Rifiutato l’invito a togliere simboli di partito, rifiutato l’invito a lasciare lo striscione ai ragazzi del Comitato 19 Luglio 1992. “Ma perché loro due (Sonia Alfano e Luigi de Magistris, ndr) possono rimanere? Sono parlamentari anche loro!”. Forse perché loro due stavano dietro quello striscione da PRIMA che diventassero europarlamentari? Forse perché loro non avevano simboli? Forse perché sono due di noi da sempre, e tu non lo sei mai stato? Queste sono state le mie risposte. Temo non siano piaciute molto al senatore. Mi scuso se poco politically correct o se hanno evidenziato le divisioni piuttosto che l’unità di intenti.
Infine, l’uscita dal corteo per non aver gridato il sostegno ad Antonio Di Pietro quando lo si è fatto per Salvatore Borsellino, Luigi de Magistris, Sonia Alfano e Gioacchino Genchi.
Rispetto a questa nota poco felice, sono orgogliosa di essere stata testimone di alcuni comportamenti che alcuni di *noi* hanno tenuto: Serenetta Monti che, anche sotto una non poco velata minaccia, non ha ceduto di un millimetro ed ha continuato ad invitare a lasciare lo striscione al Comitato, dimostrando una volta per tutte quale sono le sue priorità; i ragazzi dei Giovani di IdV, che hanno dato prova di una grande forza di carattere, di libertà di pensiero e di azione. Su invito del senatore (loro “capo”) a lasciare il corteo, si sono guardati tra loro e, senza parlare, hanno deciso di rimanere. Grazie, ragazzi.
Finite le note stonate, passiamo a quelle positive, perché erano le più importanti e le più numerose.
Questa giornata ha segnato un nuovo inizio. E’ stata diversa dal 19 Luglio. A Palermo c’è stata una manifestazione, ci si è sentiti in famiglia, ci si è stretti gli uni intorno agli altri.
A Roma si è presa la decisione di mettersi in gioco attivamente. Di fare ognuno la propria parte. Di non lasciare tutto in mano a Salvatore, a Sonia, a Luigi o all’IdV.
A Roma, per la prima volta, si è scoperta la strada da seguire, si è scoperto cosa c’entrano Sonia Alfano, Luigi de Magistris, Salvatore Borsellino, Antonino Ingroia, Sergio Lari, Gioacchino Genchi, Martina Di Gianfelice, Cecilia Sala, Benny Calasanzio, Federica Cola, Serenetta Monti, e Gabriele e Valeria e Rossella e Azzurra e tutti i presenti, compresa me. Cosa c’entriamo gli uni con gli altri?
A Roma non c’è stata una manifestazione di sostegno verso qualcuno, siano essi i magistrati di Palermo, Caltanissetta, Salerno o Luigi, Sonia, Salvatore, Gioacchino… a Roma si è preso l’impegno di costruire quel percorso insieme. Si è capito che Sonia e Luigi e Ingroia non sono più importanti di me o di Martina. Noi senza di loro non siamo nessuno, ma loro senza di noi non avrebbero potere.
Le deleghe, da sabato scorso, non esistono più.
Sabato scorso, per la prima volta, ho guardato Salvatore, Sonia e Luigi e non ho visto degli eroi, delle persone da guardare con riverenza. Ho visto tre compagni di lotta. Ed ho visto la stessa convinzione nei loro occhi. Questa loro umiltà è la loro forza. L’umiltà di non sentirsi superiori, di dare importanza ad ogni piccolo gesto, ad ogni “piccola” persona. Non siamo più semplici elettori. E’ un bell’onore ma anche un bel onere. Che sono fiera di avere.
A Roma mi hanno avvicinato molte persone, giovani e non, amici e sconosciuti, chiedendomi quando sarebbe stata “la prossima volta”, chiedendomi di tenerli aggiornati, chiedendomi di farli “entrare nel giro”. Tutti loro hanno sentito quello che ha spinto anche me, quel 28 Marzo 2009 a mettere da parte cinismi e paure e a buttarmi in questa splendida avventura: la speranza del cambiamento e l’importanza del contributo che ognuno di noi può dare.
Domenica sera, prima di chiudere gli occhi e addormentarmi, ho pensato alle parole che Luigi de Magistris disse tempo fa: “la gente pensa che la loro vita sia opaca. Che non possa influire nel grande schema delle cose. E invece non è affatto così. Ognuno di noi è importante tanto quanto l’altro, ce ne dobbiamo solo convincere.”
Luigi, io credo che ce ne stiamo convincendo. Il 26 Settembre 2009, a Roma, tante persone se ne sono convinte. Per questo, sono nati nuovi Resistenti. E continueranno a nascere.
Ora, andiamo avanti.
Federica, Roma